Messaggio di Febbraio - con S. Rita iniziamo la Quaresima
Carissimi fratelli e sorelle, in questo mese ed esattamente giorno 17 , con le Sacre Ceneri inizieremo la QUARESIMA. La Provvidenza di Dio, ha voluto per noi, proprio all’inizio di questo tempo liturgico, la presenza della preziosa Reliquia di Santa Rita da Cascia (dal giorno 8 al giorno 22). E’ sicuramente un dono, perché questa nostra Sorella è stata e continua ad essere appassionata della Croce di Cristo. In questo tempo liturgico, anche noi siamo chiamati a confrontare la nostra vita con la Pasqua di Gesù, a celebrare in modo particolare la Sua Croce, ad avere, per usare una espressione paolina: “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”. Il Santo Padre Giovanni Paolo II in una sua lettera, in occasione del VI centenario della nascita della Santa degli Impossibili, così tra l’altro affermava: “la Santa delle rose divenne simbolo vivente di amorosa compartecipazione alle sofferenze del Salvatore. Che la rosa dell'amore, allora, è fresca e olezzante, quando è associata alla spina del dolore! Così fu in Cristo, modello supremo; così fu in Francesco; così fu in Rita. Invero, anche Ella ha sofferto ed amato: ha amato Dio ed ha amato gli uomini; ha sofferto per amore di Dio ed ha sofferto a causa degli uomini.
Pertanto, il graduale succedersi dei vari stadi nel suo cammino terreno rivela in Lei una parallela crescita d'amore fino a quello stigma che, mentre da la misura adeguata della sua elevazione, spiega al tempo stesso perché la sua dolce figura eserciti tanta attrattiva tra i fedeli, che ne celebrano il nome e ne esaltano il mirabile potere presso il trono di Dio.
Figlia spirituale di sant'Agostino, Ella ne ha messo in pratica gli insegnamenti, pur senza averli letti nei libri. Colui che, alle donne consacrate, aveva tanto raccomandato di "seguire l'Agnello dovunque vada" e di "contemplare con gli occhi interiori le piaghe del Crocifisso, le cicatrici del Risorto, il sangue del Morente (...), tutto soppesando sulla bilancia della carità" (cfr. De sancta virginitate, 52, 54, 55; PL 40, 428), fu ubbidito "ad litteram" da Rita che, specialmente nel quarantennio claustrale, dimostrò la continuità e la saldezza del contatto stabilito con la vittima divina del Golgota.
La lezione della Santa - giova precisare - si concentra su questi elementi tipici di spiritualità: l'offerta del perdono e l'accettazione della sofferenza, non già per una forma di passiva rassegnazione o come frutto di femminile debolezza, ma per la forza di quell'amore verso Cristo, che, proprio nel ricordato episodio della coronazione, ha subito con le altre umiliazioni, un'atroce parodia della sua regalità.
Alimentato da questa scena, che non senza motivo la tradizione della Chiesa ha inserito al centro dei "misteri dolorosi" del Santo Rosario, il misticismo ritiano si ricollegava allo stesso ideale, vissuto in prima persona e non semplicemente enunciato, dall'Apostolo Paolo: Ego... stigmata Domini lesu in corpore meo porto (Gai 6,17); Adimpleo ea, quae desunt passionimi Christi in carne meo prò corpore eius, quod est Ecclesia (Col 1,24). Anche questo ulteriore elemento occorre rilevare, cioè la destinazione ecclesiale dei meriti della Santa: segregata dal mondo ed intimamente associata al Cristo sofferente. Ella ha fatto rifluire nella comunità dei fratelli il frutto di questo suo "compatire". Questo passaggio della lettera del caro Servo di Dio Giovanni Paolo II, ritengo che ci sia di aiuto per orientarci in questa direzione, per vivere il dono della Quaresima, per fare della nostra vita, una continua oblazione d’amore a Dio e ai Fratelli. Comprendiamo, tutti, quanto sia importante camminare sul sentiero, a volte faticoso, della conversione; ma la nostra sorella, ci ricorda che nulla è “impossibile” per coloro che amano Dio. Anzi, con la sua luminosa vita, ci insegna che l’impossibile è possibile; bisogna crederci e affidarsi a Dio! Il tempo sacro che celebreremo inizia con un rito austero: la cenere sul capo. E’ un segno, che ci richiama a fare scelte illuminate dalla vera saggezza. Il Saggio , per noi, è Cristo; Egli ci invita a percorrere la via dell’umiliazione per giungere alla pienezza della esaltazione. Si passa cioè per la via della spoliazione che incrocia il Calvario, sfiora un sepolcro, ma come meta finale, conduce alla somma vetta della Glorificazione. La Quaresima si conclude dentro il Cenacolo per consegnarci un altro segno, quello del pediluvio. L’acqua è elemento di purificazione e di rigenerazione. Noi sappiamo che attraverso i Sacramenti siamo purificati e rigenerati a Vita Nuova. Ma va pure sottolineato che l’offerta di noi stessi, a Dio, deve essere totale e non parziale. Noi, ci dobbiamo donare: “dalla testa ai piedi”. E’ quello che hanno fatto i Santi, quello che ha fatto S. Rita. Per questo, ora, vive nella beatitudine eterna, meta ultima del suo e del nostro camminare.
Pertanto, il graduale succedersi dei vari stadi nel suo cammino terreno rivela in Lei una parallela crescita d'amore fino a quello stigma che, mentre da la misura adeguata della sua elevazione, spiega al tempo stesso perché la sua dolce figura eserciti tanta attrattiva tra i fedeli, che ne celebrano il nome e ne esaltano il mirabile potere presso il trono di Dio.
Figlia spirituale di sant'Agostino, Ella ne ha messo in pratica gli insegnamenti, pur senza averli letti nei libri. Colui che, alle donne consacrate, aveva tanto raccomandato di "seguire l'Agnello dovunque vada" e di "contemplare con gli occhi interiori le piaghe del Crocifisso, le cicatrici del Risorto, il sangue del Morente (...), tutto soppesando sulla bilancia della carità" (cfr. De sancta virginitate, 52, 54, 55; PL 40, 428), fu ubbidito "ad litteram" da Rita che, specialmente nel quarantennio claustrale, dimostrò la continuità e la saldezza del contatto stabilito con la vittima divina del Golgota.
La lezione della Santa - giova precisare - si concentra su questi elementi tipici di spiritualità: l'offerta del perdono e l'accettazione della sofferenza, non già per una forma di passiva rassegnazione o come frutto di femminile debolezza, ma per la forza di quell'amore verso Cristo, che, proprio nel ricordato episodio della coronazione, ha subito con le altre umiliazioni, un'atroce parodia della sua regalità.
Alimentato da questa scena, che non senza motivo la tradizione della Chiesa ha inserito al centro dei "misteri dolorosi" del Santo Rosario, il misticismo ritiano si ricollegava allo stesso ideale, vissuto in prima persona e non semplicemente enunciato, dall'Apostolo Paolo: Ego... stigmata Domini lesu in corpore meo porto (Gai 6,17); Adimpleo ea, quae desunt passionimi Christi in carne meo prò corpore eius, quod est Ecclesia (Col 1,24). Anche questo ulteriore elemento occorre rilevare, cioè la destinazione ecclesiale dei meriti della Santa: segregata dal mondo ed intimamente associata al Cristo sofferente. Ella ha fatto rifluire nella comunità dei fratelli il frutto di questo suo "compatire". Questo passaggio della lettera del caro Servo di Dio Giovanni Paolo II, ritengo che ci sia di aiuto per orientarci in questa direzione, per vivere il dono della Quaresima, per fare della nostra vita, una continua oblazione d’amore a Dio e ai Fratelli. Comprendiamo, tutti, quanto sia importante camminare sul sentiero, a volte faticoso, della conversione; ma la nostra sorella, ci ricorda che nulla è “impossibile” per coloro che amano Dio. Anzi, con la sua luminosa vita, ci insegna che l’impossibile è possibile; bisogna crederci e affidarsi a Dio! Il tempo sacro che celebreremo inizia con un rito austero: la cenere sul capo. E’ un segno, che ci richiama a fare scelte illuminate dalla vera saggezza. Il Saggio , per noi, è Cristo; Egli ci invita a percorrere la via dell’umiliazione per giungere alla pienezza della esaltazione. Si passa cioè per la via della spoliazione che incrocia il Calvario, sfiora un sepolcro, ma come meta finale, conduce alla somma vetta della Glorificazione. La Quaresima si conclude dentro il Cenacolo per consegnarci un altro segno, quello del pediluvio. L’acqua è elemento di purificazione e di rigenerazione. Noi sappiamo che attraverso i Sacramenti siamo purificati e rigenerati a Vita Nuova. Ma va pure sottolineato che l’offerta di noi stessi, a Dio, deve essere totale e non parziale. Noi, ci dobbiamo donare: “dalla testa ai piedi”. E’ quello che hanno fatto i Santi, quello che ha fatto S. Rita. Per questo, ora, vive nella beatitudine eterna, meta ultima del suo e del nostro camminare.
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore Gesù, ci prenda per mano e, se anche, con Lui, passeremo per la valle benefica del pianto, siamo certi che perseveranti con Lui, giungeremo alla salvezza.
In questo cammino ci accompagni la sorella Preghiera, il fratello Digiuno e l’altra sorella, la più grande, che si chiama Carità-Elemosina.
Buona Quaresima a me e a voi tutti! Don Orazio
PARTECIPA AL PELLEGRINAGGIO CASCIA – ASSISI
22 – 26 FEBBRAIO 2010
RIPORTIAMO LA RELIQUIA DI S. RITA NELLA SUA BASILICA – SANTUARIO
INFORMATI E PRENOTATI IN PARROCCHIA







