San Giovanni Evangelista
Il culto verso S. Giovanni Evangelista nella nostra comunità è fra i più antichi, ma non si conoscono né le origini, né da chi fu introdotto. È certo, tuttavia, che il paese, fin dalla sua primitiva formazione, è sempre rimasto sotto la protezione dell’Evangelista.
Il 12 novembre 1622 venne eretta canonicamente una Confraternita in Suo onore con il precipuo scopo di mantenerne e curarne il culto.
Il primo riferimento storico riguardante il Simulacro da noi venerato risale alla visita pastorale di Mons. Michelangelo Bonadies del 25 ottobre 1666 in occasione della quale venne visitata, tra l’altro, “la cappella di san Giovanni Evangelista con il Suo simulacro”.
La fattura della statua è quasi sicuramente più remota ed è composta da un impasto di gesso e juta; le mani, invece, sono in legno scolpito. Poggia con i talloni su una base lignea riccamente intagliata dove sono scolpite quattro scene riguardanti la vita del Santo ed anche appartenenti alla tradizione popolare.
Lungo il corso dei secoli, il Simulacro ha subito, purtroppo, diversi rimaneggiamenti, alcuni dei quali sono stati effettuati senza la dovuta maestria propria del restauratore, per non parlare poi degli interventi di “truccatura” eseguiti negli ultimi decenni “da mani abili” nell’approssimarsi dei festeggiamenti dicembrini.
La festa è la più antica che si ricordi e dai documenti esistenti in parrocchia si evince che veniva solennizzata ogni anno la terza domenica di ottobre ed il 27 dicembre, giorno dedicato dalla Liturgia della Chiesa. Così è stato fino al 1927, come risulta dal registro dei conti della Confraternita di S. Giovanni la quale versava annualmente ai deputati della festa (Comitato) una quota per la “Festa grande del Patrono e per quella piccola”.
Di questa festa si parla indirettamente in un documento del 1713 riferito a quella della Madonna della Ravanusa con la quale si chiede il permesso per lo svolgimento della processione della vigilia e testualmente si dice: “come già avviene per la festa del patrono S. Giovanni Evangelista”.
Altro riferimento lo fornisce il vicario D. Pietro Patti con la lettera del 15 ottobre 1796, diretta all’arcivescovo di Catania, nella quale elenca le feste che si celebravano ogni anno ed “...in primo luogo la festività del glorioso S. Giovanni Evangelista patrono principale di questa suddetta terra...”.
Nel 1928 la Chiesa Madre da vicaria venne elevata a Parrocchia ed il sacerdote preposto alla cura delle anime, nella persona di Mons. Gioacchino Guglielmino, non fu chiamato vicario ma parroco.
L’ingresso del nuovo parroco coincise con un periodo di decadenza della Confraternita (si pensava addirittura alla sua chiusa), inoltre Mons. Guglielmino amava festeggiare la solennità di Cristo Re che solitamente avveniva alla fine del mese di ottobre ed in occasione della quale venivano invitati diversi valenti oratori dei paesi vicini, si organizzavano pellegrinaggi ecc. fatto sta che la solennità del S. Patrono conobbe un periodo di decadenza e fu relegata alla semplice funzione liturgica del 27 dicembre.
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La prima festa grande di cui si ha notizia venne celebrata nei giorni 14, 15 e 16 di ottobre del 1946, dopo il secondo conflitto mondiale; altre ne seguirono, prima con decadenza quadriennale (1950, 1955, 1959) e successivamente ad intervalli più diradati nel tempo.
Fino ai primi anni che seguirono, la seconda guerra mondiale, la festa era proceduta dalla tradizionale fiera del bestiame e dagli attrezzi agricoli che si svolgeva nel piano S. Croce.
Si è detto prima che i giorni di festa erano tre e venivano annunciati all’alba dallo scampanio e dalle “bombe a cannone”.
Nelle prime ore della “vigilia” due bande musicali facevano “l’ingresso” nel paese partendo dai due punti estremi della via Roma per convergere nella piazza principale; nel pomeriggio avveniva la solenne processione della Reliquia del Santo dalla Chiesa Madre a quella di S. Sebastiano e ritorno, con la partecipazione delle autorità civili, ed in serata, “l’entrata“ in piazza dei due partiti (Piazza e Flori) dei giovani cantanti con carri raffiguranti scene della vita e dell’opera di S. Giovanni; la serata si concludeva con gl’immancabili fuochi d’artificio. La gara tra i due partiti per aggiudicarsi il primato era particolarmente sentita e formava oggetto di continue discussioni nei giorni successivi alla festa.
La domenica si iniziava di buon ora con lo sparo di bombe, la celebrazione delle SS. Messe e la passeggiata delle bande musicali per le vie del paese con ritrovo nella piazza principale nel momento in cui avveniva l’apertura della cameretta dove viene custodito il Simulacro del S. Patrono; si levavano allora le invocazioni dei devoti, “Cu tutti i boni firi” e gli altri rispondevano “Viva S. Giovanni”; “Chiamamulu ccu cori” e nuovamente “Viva S. Giovanni”, iniziava quindi la breve processione fino alla collocazione della statua sull’altare maggiore.
Il rituale prevedeva la solenne messa canonicale e l’immancabile panegirico del Santo fatto da illustri e dotti predicatori.
Nelle ore vespertine, avveniva la processione del simulacro, posto sul fercolo, lungo le vie principali del paese e la serata si concludeva con il concerto di una terza e più importante banda musicale e lo sparo di fuochi d’artificio.
Nel primo pomeriggio del terzo giorno di festa venivano organizzate corse ciclistiche o ippiche mentre in serata veniva eseguito altro concerto da una delle due bande musicali. I soliti fuochi d’artificio chiudevano le celebrazioni in onore del Santo.
A partire dagli anni 60 del ‘900, i festeggiamenti in onore di S. Giovanni sono avvenuti con cadenze molto diverse rispetto a quelle degli anni precedenti (1969, 1974, 1983, 1988, 1997); ciò potrebbe essere attribuito alla crisi di identità avvertita dai “paesani” che sono diventati gradualmente una modesta percentuale della popolazione residente, a causa della enorme espansione edilizia e della conseguente crescita della popolazione forestiera.
In questi ultimi anni si è cercato di valorizzare più significativamente la festa liturgica dicembrina grazie all’impegno di diversi devoti del santo, ma il periodo invernale ha quasi sempre compromesso la realizzazione dei festeggiamenti. In considerazione di ciò si è pensato di solennizzare la festa esterna nel mese di luglio annualmente (terzo sabato e domenica), con la novità di fare giungere il fercolo con il simulacro nei nuovi quartieri.




