Chiesa Madre S. G. Battista

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Il Santo del Mese

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3 Maggio Santi Filippo e Giacomo Apostoli 
 
S. FILIPPO, APOSTOLO 
Uno dei dodici Apostoli, collocato al quinto posto negli elenchi del Nuovo Testamento (Mt 10,3; Mc 6,18; Lc 6,14; At 1,13), salvo che negli Atti (At 1,13).
Solo Giovanni ci dà notizie di lui, che appare uomo generoso, molto vicino a Gesù, desideroso di farlo conoscere ad altri. Egli era di Betsaida, ((la città di Andrea e di Pietro). Dopo essere stato chiamato da Gesù, Filippo incontrò Natanaele e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge ed i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe, di Nazaret". Alla risposta piuttosto scettica di Natanaele, Filippo lo invita a verificare da se stesso la cosa: «Vieni e vedi» (Gv 1,42-46).
In occasione della moltiplicazione dei pani, avendogli Gesù domandato «dove» poter acquistare pane per tanta gente, Filippo molto realisticamente risponde: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo» (Gv 6,5-7). Egli non sapeva, però, che Gesù gli aveva fatto quella domanda per «metterlo alla prova» Gv 6,6).
Prima della passione alcuni proseliti greci "Si avvicinarono a Filippo... e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi "Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù" (Gv 12,20-22). Segno, questo, di un particolare prestigio di Filippo nel collegio apostolico. Nell'ultima cena, avendo Gesù affermato che «conoscendo» lui si conosce anche il Padre, Filippo, che non ha capito il discorso, gli chiede: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». In tono di benevolo rimprovero Gesù gli risponde pronunciando altissime parole sul suo mistero: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre... Non credi tu che io sono nel Padre e il Padre è in me?...» (Gv 14,7-11).
Secondo la più concorde tradizione, avrebbe evangelizzato la Frigia e sarebbe morto appunto a Gerapoli di Frigia. È incerto il genere del suo martirio: forse fu crocefisso capovolto. Viene festeggiato, nella liturgia latina, insieme a san Giacomo il minore, il 3 maggio, in cui si ricorda la dedicazione della chiesa attualmente chiamata dei Dodici Apostoli, in Roma, dove, sotto l’altare maggiore, sono custodite le sue reliquie.
Due libri apocrifi, gli Atti di Filippo e il Vangelo di Filippo, si richiamano all’apostolo, riportandone anche qualche sentenza.
 
S.GIACOMO IL MINORE, APOSTOLO 
Giacomo il minore è distinto da Giacomo il maggiore, fratello di Giovanni; è menzionato nel Vangelo solo nella lista dei Dodici. Detto anche "fratello di Gesù" perché suo cugino, occupò un posto eminente nella chiesa di Gerusalemme, di cui fu il primo Vescovo.
E’ chiamato, nei Vangeli, "Giacomo di Alfeo" (Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,15; At 1,13).
Fra le pie donne, che assistono alla morte di Gesù, c’è anche una Maria (madre di Giacomo il piccolo e di Ioses (Mc 15,40); Matteo (Mt 27,56) ci dà la stessa notizia, senza aggiungere l’appellativo «piccolo».
Giacomo il minore, figlio di Maria e di Alfeo, sarebbe dunque parente di Gesù. Di lui, nei vangeli, non sappiamo più nulla: però negli Atti degli Apostoli incontriamo Giacomo, personaggio molto autorevole nella comunità di Gerusalemme. Difatti, dopo la sua liberazione dal carcere, è a Giacomo che Pietro dice di portarne l’annuncio (At 12,17). Giacomo intervenne sul comportamento da tenersi con i cristiani provenienti dal giudaismo e con quelli convertiti dal paganesimo, dando in proposito suggerimenti a Paolo (At 15, 6-21). È lui che durante il «concilio» (primo Concilio della Chiesa – Gerusalemme - 49-50 d.C.) parla dopo Pietro ribadendo l’universalità della salvezza pro-ponendo, per facilitare la convivenza fra cristiani di origine giudaica e quelli di origine pagana, le cosiddette «clausole» di Giacomo (At 15,13-21). È lui, di nuovo, che accoglie Paolo di ritorno dal terzo viaggio missionario e consiglia un gesto distensivo per non aggravare la tensione con i cristiani giudaizzanti (At.21,17-26).
Nella lettera ai Galati, è Paolo stesso che, parlando della sua prima visita a Gerusalemme per "consultare Cefa", aggiunge: «Degli Apostoli non vidi nessun altro se non Giacomo, il fratello del Signore» (Gal 1,19). In una sua ulteriore andata a Gerusalemme (per il famoso «concilio»), lo ricorda fra le «colonne della Chiesa». "Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione" (Gal 2,9). In l Cor 15,7, poi, si ricorda una particolare apparizione del Risorto anche a Giacomo, che dovrebbe essere proprio il nostro per il suo particolare rilievo nella comunità di Gerusalemme.
Secondo Giuseppe Flavio (Antiq. Iudaicae 20,9,1) avrebbe subito il martirio per mano dei Giudei verso l'anno 62, dietro istigazione del sommo sacerdote Anna Il. La liturgia latina ne celebra dal 1959 la festa, insieme a quella di san Filippo, il giorno 3 maggio (prima era celebrata il 31 di maggio e, prima ancora, era celebrata il 10 di maggio). Il suo capo si venera nel duomo di Ancona. Egli viene raffigurato, normalmente, con il bastone de gualchieraio1, perché secondo la tradizione, dopo essere stato precipitato dalle mura del tempio, sarebbe stato finito con un colpo di palo di gualchieraio alla testa. Oggi il suo sepolcro si mostra nell'angolo sud-est delle mura della città di Gerusalemme. Nel Nuovo Testamento, di lui, ci è pervenuta la prima delle sette lettere «cattoliche», di notevole contenuto teologico, indirizzata a tutti i cristiani. In essa egli rivolge ai fedeli una serie di esortazioni incisive e vivaci. Porta nell'indirizzo il nome di Giacomo «servo di Dio e del Signore Gesù Cristo" (Gc. 1,1). Se la lettera è davvero di Giacomo il minore, dovrebbe essere stata composta prima della sua morte (6 d C.). Proprio il fatto della parentela con Gesù basta a spiegare il suo prestigio nella primitiva Chiesa di Gerusalemme e il ruolo significativo nella Chiesa delle origini, tenendo in particolar conto la tradizione giudaica, per rispetto dei cristiani che venivano da quel filone  Al nome dell’apostolo è legato l’apocrifo Protovangelo di Giacomo (I sec.), in cui si esalta la santità e la verginità di Maria
LA BASILICA A ROMA
Le ossa dei santi Apostoli Filippo e Giacomo furono trasferite a Roma nel sec. VI, ai tempi dei papi Pelagio e Giovanni III (556-574), e composte nella Basilica paleocristiana fatta appositamente costruire e ad essi dedicata, quale tempio votivo per la liberazione di Roma dai Goti, nei pressi del foro Traiano. La devozione a questi Santi Apostoli crebbe grandemente anche per le esortazioni del papa Giovanni III, il quale invitava i fedeli romani a rendersi conto della "luce che promana da questo luogo", eretto per essere protetti nei tempi di afflizione.
Attraverso i secoli la Basilica fu ricostruita più volte, subendo varie trasformazioni, sino all’attuale, di stile barocco (1724). Anche la sua denominazione con il tempo è cambiata in quella dei "XII Apostoli", pur essendo stata dedicata inizialmente solo ai santi Filippo e Giacomo.
Ultimo aggiornamento Sabato 24 Aprile 2010 12:14  

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